Gentile visitatore,
L’Angiologo risponde è una sezione del sito web della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV) dedicata al grande pubblico.
È noto che non è corretto né possibile porre una diagnosi ed indicare una terapia senza il contatto diretto con il paziente tuttavia, poiché riteniamo che tra i compiti di una società scientifica ci sia anche quello di dialogare con il pubblico per chiarire gli aspetti principali della specialità e delle patologie da trattate, abbiamo attivato questa rubrica.
Lo Specialista incaricato delle risposte sarà designato, con rotazione periodica, dal Consiglio Direttivo della Società, e si limiterà a rispondere ai quesiti generali posti, astenendosi dal dare specifiche indicazioni terapeutiche che non possono essere fornite in assenza di un rapporto diretto medico/paziente.
I messaggi inviati a l’angiologo risponde devono indicare esplicitamente le generalità dello scrivente complete di età ed indirizzo di residenza. I messaggi privi di queste indicazioni non riceveranno risposta.
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Il Consiglio Direttivo
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Sono stata operata di tre bypass coronarici. E’ stata prelevata la vena safena di sinistra. A distanza di due mesi dall’intervento la gamba e il piede di sinistra sono gonfi, la gamba e’ rigida in piu’ punti. E’ normale, come dice il mio medico, oppure ho bisogno di una visita specialistica? Gentile Signora, un edema all’arto da cui è stata prelevata la vena safena per eseguire il bypass e’ un evento abbastanza comune e spesso dura alcuni mesi. Tutto dipende dalle condizioni del sistema venoso residuo e dalla attivita’ fisica che svolge la gamba.
Se sta molto seduta il gonfiore non si avvantaggia. Suggerisco di farsi visitare da un angiologo per verificare se il deflusso venoso dell’arto sinistro e’ ben conservato e di portare un tutore elastico adeguato alle sue necessita’.
Grazie per avere scritto all’Angiologo risponde!
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| Da un paio di anni, quando abbasso o alzo la testa sento un rumore paragonabile a quello di un esame doppler (pulsare delle vene, dello scorrere del sangue). Ho 57 anni ed ho fatto ultimamente anche un paio di risonanze magnetiche cerebrali per un altro problema. Tuttosembra essere in ordine. Il mio medico curante ha interpellato un chirurgo vascolare il quale ha detto che se ho fatto risonanza posso stare tranquilla. Io ho pensato che potrebbe essere anche qualcosa al collo. Non ho altri sintomi e il rumore , dopo due anni non sembra essere aumentato. Lei che ne pensa ? Gentile Signora,
il disturbo che lei riferisce si chiama tinnito (percezione di un rumore, spesso periodico). Ha spesso un carattere periodico e simula il pulsare del sangue. Si tratta di un fenomeno legato al sistema nervoso dell'apparato uditivo. Raramente e’ dovuto a cause circolatorie in senso stretto. Quando e’ associato a ipertensione arteriosa il trattamento di questa patologia puo’ accompagnarsi a miglioramento.
Il tinnito e’ correlato a patologia uditiva (non di rado l’otosclerosi aumenta la percezione interna della pulsazione dell’arteria uditiva che di solito non percepiamo).
Il suggerimento piu' corretto da darle e’ di rivolgersi ad uno specialisto otorinolaringoiatra esperto in audiologia, che sapra’ guidarla verso la diagnosi e l’eventuale terapia.
Se bevesse molti caffe’ sara’ meglio limitarli.
Grazie per averci scritto
L’Angiologo risponde
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| Soffro di vene varicose. L'ecocolordoppler venoso arti inferiori ha evidenziato nella gamba destra: circolo venoso superficiale e profondo pervio, insufficienza della giunzione safeno-femorale al valsalva, insufficienza della vena grande safena dall'origine al 1/3 superiore di gamba, continente la giunzione safeno poplitea e la vena piccola safena. Inoltre, sono stati riscontrate alcune perforanti insufficienti che riforniscono ampi circoli collaterali insufficienti. Vorrei avere informazioni riguardanti pro e contro della safenectomia. Esiste un sito con indicazioni scientificamente controllate e a carattere divulgativo? E' difficile porre una indicazione al trattamento chirurgico senza conoscere il quadro sintomatologico e l' obiettivita' clinica del paziente.
Considerando esclusivamente sul dato ultrasonografico riferito si evince chiaramente (mancano pero' i dati sul tipo e la durata del reflusso) che la grande safena è francamente malata per un gran tratto del suo decorso, e pertanto non conservabile per altri impieghi (bypass). Uno stripping corto (dal ginocchio all'inguine) potrebbe essere ipotizzato, tuttavia è da considerare la presenza di perforanti (quali?) insufficienti a livello di gamba. Pertanto l' intervento piu' proponibile e' lo stripping lungo con legatura sistematica delle perforanti a piu' livelli di gamba e coscia. Altri interventi (laser, radiofrequenza o scleroterapia) non sembrano proponibili in questo caso.
Quanto ai siti web che trattano l'argomento non c'è che l'imbarazzo della scelta: digitando su google il termine varici si possono avere oltre 40 pagine di risposte, le piu' svariate ed esaurienti possibili. Non e' certo compito della SIAPAV valutare e validare quanto appare sul web. Sul sito della societa' italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare potra' trovare indicazioni utili per una ricerca piu'attendibile.
Grazie per averci scritto
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| CCSVI - gli studi ci sono; altri ne verranno a fine mese, da Buffalo con 1100 pazienti. In Italia siamo 58000 pazienti. Non e' meglio attrezzarsi per tempo con ambulatori adeguati? Evidentemente la domanda del gentile visitatore, portatore di SM fa seguito alla risposta di qualche giorno fa ad un altro paziente. L'aspettativa suscitata nei pazienti dagli studi del Prof. Zamboni e' legittima, ma questa rubrica non e' un forum, e quindi non aggiungero' nulla a quanto gia' pubblicato. Il gentile interlocutore chiede di attrezzarsi con ambulatori dedicati. Il problema organizzativo esiste, legittima anche questa richiesta, ma non e' compito della SIAPAV che è una societa' scientifica. Come tale fara' certamente da cassa di risonanza sull'aspetto scientifico del problema. Aspetteremo i nuovi studi e ne daremo una valutazione scientifica. Grazie per averci scritto. SIAPAV L'Angiologo risponde
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| Gradirei sapere il vostro parere riguardo la CCSVI nella Sclerosi Multipla e come l'Angiologia-Medicina Vascolare si muove Gentile signora, l’Insufficienza cerebrospinale cronica (CCSVI, chronic cerebrospinal venous insufficiency) e' un quadro emodinamico caratterizzato da restringimenti (stenosi)delle vene che drenano il sangue dal cervello e dal midollo spinale riconducendolo al cuore.
Questi restringimenti causano un rallentamento del flusso venoso verso il cuore (in alcuni casi è descritto anche il reflusso cioè il ritorno indietro verso il cervello).
Il rallentamento nel drenaggio causa stasi e possibile edema tessutale.
La stasi venosa, come in altri distretti del corpo, puo' causare ipossia ed intensa attivazione infiammatoria delle piccole vene e dei tessuti più vicini.
Come nel sistema venoso degli arti (sclerosi sottocutanea), la stasi dei piccoli vasi venosi cerebrali potrebbe essere la causa iniziale delle placche sclerotiche.
L’ipotesi e' molto suggestiva!
Negli anni trenta era già apparsa in letteratura, anche se non ebbe molto rilievo a causa degli scarsi mezzi di studio allora disponibili.
Recentemente il gruppo del Prof. Zamboni (socio della nostra SIAPAV) ha ripreso gli studi utilizzando gli affidabili ecografi di ultima generazione, che consentono studi su larga scala perche' non invasivi.
I suoi studi hanno dimostrato una forte associazione tra SM e CCSVI.
La comunità scientifica internazionale e' molto interessata all’argomento; negli Stati Uniti e in altri Paesi la stessa associazione e' stata confermata, anche se con numeri leggermente differenti.
L’ipotesi terapeutica che ne scaturisce e' la seguente: se si dimostra la presenza di una stenosi venosa, si corregge (col noto sistema del palloncino ed eventuale stent).
I risultati iniziali sembrano incoraggianti; per i risultati su larga scala, credo sia necessario ancora attendere.
Mi chiede ancora come intende muoversi la medicina vascolare italiana. E'certamente molto interessata e credo che si attiveranno dei gruppi dedicati. Desiro pero' aggiungere un elemento di chiarezza. Questa applicazione dell'ecodoppler necessita di molto più tempo dell'esame di routine. Consiglio pertanto a tutti gli interessati di evitare di farsi redigere la prescrizione dal medico curante e presentarsi ai vari CUP. Non troverebbo risposta.
Sperando di essere stato esauriente, la ringrazio per averci contattato.
SIAPAV: L’Angiologo risponde.
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