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Mag 21

AAA – Screening si, screening no?

G.M Andreozzi

La posizione di Basilio Crescenzi riferita da Gabriele Alari nell’articolo Angionews-Sport e AAA è del tutto condivisibile. Con gli strumenti oggi disponibili non è giustificabile che ancora tante persone giungano in pronto soccorso ad aneurisma rotto. Da questa evidenza scaturisce la sollecitazione alla SIAPAV a farsi promotrice di una campagna di screening per lo meno nei soggetti ad alto rischio: maschi over 65, fumatori, famigliari di soggetti con aneurisma etc.).

Ho avuto l’opportunità di ascoltare Crescenzi intervenire su relazioni che trattavano di diagnostica vascolare, e sostenere che tutti gli eco-color-Doppler arteriosi degli arti inferiori dovessero comprendere lo studio dell’aorta addominale, indipendentemente dalle disposizioni regolatorie.

Una volta intervenni anch’io nella discussione, riferendo che nella unità operativa che allora dirigevo ci si comportava proprio così, prescrivendo noi stessi lo studio aortico, soprattutto nei soggetti a rischio. Nessuno ha mai contestato questa autoprescrizione, e vorrei proprio vedere chi potrebbe prendere l’iniziativa. Sarebbe come contestare a un senologo l’autoprescrizione e l’esecuzione di una ecografia ad una signora giunta a lui solo con la richiesta di visita!

 

E qui viene l’arguto articolo di Gabriele Alari sull’opportunità o meno dello screening. Secondo il BMJ lo screening comporta il rischio di sovrastimare la diagnosi, trasformando persone in pazienti, identificando anche aneurismi a basso rischio di rottura (1,76% [176/10.000]), che potrebbero (possono) essere sottoposti a chirurgia preventiva non necessaria (21% [37/176]), con mortalità non trascurabile (4,32% [1,6/37]).

Che fare?, ci chiede Gabriele Alari.

 

Non dobbiamo cadere nell’equivoco epidemiologico. Lo sappiamo bene, se guardiamo con un ingrandimento maggiore, vedremo più cose che non a occhio nudo, e le vedremo più grandi!

Se affiniamo la capacità diagnostica dei nostri strumenti, troveremo più lesioni.

Se sono epidemiologo consulto grafici e tabelle, le metto in relazione tra loro, e do i miei numeri. Se però sono clinico, mi rendo conto che il problema non è costituito dalle 176/10.000 persone cui ho diagnosticato un AAA (piccolo e a basso rischio), il vero problema sono le 37/176 che sono state operate! Chi le ha avviate al tavolo operatorio? Con quale informazione? Probabilmente è una carenza del disegno dello studio!

 

Io sono clinico, a tutti gli over 65 con uno o più fattori di rischio misuro sempre l’ABI, eseguo un ECD dei tronchi sopraortici dell’aorta addominale. Se i risultati raggiungono le priorità previste dai documenti della comunità scientifica, linee guide o percorsi diagnostico-terapeutici , mi comporto di conseguenza (http://www.siapav.it/pdf/Arteriopatia obliterante periferica.pdf).

 

 

Se l’AAA è piccolo e a basso rischio di rottura spiego alla persona che bisogna occuparsene ma non preoccuparsene, che bisogna correggere tutti i fattori di rischio correggibili, adottare un sano stile di vita e fare dei controlli periodici.

E allora, screening sì o screening no?

 

Potrei rispondere no; è sufficiente divulgare in maniera sempre più estesa, soprattutto con i colleghi di Medicina Generale, i contenuti delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutici!

Ma rispondo sì, perché una campagna di screening da parte di una società scientifica non solo è utile nello scoprire gli AAA da operare, ma anche contribuisce a divulgare largamente le strategie e la tattica proposte dai documenti scientifici (a proposito, sono stati pubblicati i risultati della campagna un minuto che vale una vita della SICVE?).

A una condizione, però, che l’angiologo o il chirurgo vascolare che partecipano alla campagna non si limitino a indicare l’intervento o il controllo periodico, ma prenda in carico la persona divenuta paziente e la guidi nel percorso di follow-up per farla ritornare una persona che ha solo la necessità di fare prevenzione secondaria.

Ecco, ho detto la mia, e adesso aspettiamo i contributi di tutti i soci.

Ah, dimenticavo!

Non ho una fede calcistica di campanile; seguo con simpatia i rossoazzurri della città natale e i biancoscudati della città d’adozione, si può dire che io tifi solo per la beneamata nazionale, però, dopo la notte di ieri all’olimpico, un in bocca al lupo alla vecchia signora non si può non dire:

non c’è due senza tre!