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Mag 21

Angionews – Sport e AAA

Gabriele Alari

Forza Juventus

“Sono sempre stato juventino”, fin dalla nascita (o forse anche in gestazione). Non chiedetemi il perché, non lo so neanche io. La mia Juventus del cuore è quella di quando ero ragazzino: la grande, inimitabile Juventus di Boniperti-Sivori-Charles (ora, mannaggia, se qualcuno fa i calcoli saprà la mia età !). Era una grandissima squadra, segnava caterve di goal in campionato, snobbava un po’ la Champions in cui non fece mai sfracelli, ma ricordo come fosse ora una straordinaria vittoria al Bernabeu dello stellare Real Madrid, con gol di Sivori fantasmagorico (sfuggito con una magia al suo difensore, palla nell’angolino basso lontano senza che il portiere potesse farci nulla: il “Cabezon“ alias, Omar Sivori, teneva sempre bassa la palla in area, era il suo segreto!).Charles

Quale sorpresa però nel sapere molti anni dopo che il grande John Charles, il “gigante buono“ gallese che si arrampicava su nel cielo, lui già così alto, ad arpionare di testa qualsiasi palla volante sbattendola invariabilmente in rete, era deceduto in seguito alle conseguenze della rottura di un aneurisma aortico addominale. Tant’è che utilizzai l’immagine del “gigante buono“ a conclusione della mia relazione nel Convegno sugli “Aneurismi dell’aorta addominale“, tenutosi anni fa a Bergamo , con la partecipazione anche del nostro beneamato Past- President ed Editor in Chief.

 

Ma non solo, nelle mie ricerche di allora venni a sapere che anche il grande De Bakey l’inventore dell’intervento di tromboendoaneurismectomia e dell’omonima manovra semeiologica per l’aneurisma dell’aorta addominale era deceduto per dissezione aortica (operato in realtà non in urgenza , bensì in seguito ad intervento di elezione , sia pur alla tenera età di 99 anni). Evidentemente, parafrasando la famosa frase: chi di tromboendoaneurismectomia ferisce, di tromboendoaneurismectomia perisce!michael-debakey

Appare quindi di fondamentale importanza, anche sulla base di questi precedenti illustri, riconoscere la presenza dell’aneurisma in tempo per poterlo operare secondo Linee Guida (5,5 cm. di calibro, od aneurisma in evidente e rapida espansione) prima della sua rottura (percentuali di mortalità in urgenza elevatissime, sempre che il paziente riesca a raggiungere in tempo il tavolo operatorio). Tant’è che negli ultimi Consigli Direttivi Nazionali SIAPAV la questione è stata più volte caldeggiata e posta all’attenzione da parte di un Consigliere Nazionale, eminente chirurgo vascolare, tanto per non far nomi Basilio Crescenzi. Sostanzialmente Crescenzi dice: non è possibile che, oggi, con le possibilità diagnostiche attuali (un’ecografia dell’addome non si dovrebbe negare a nessuno!) ancora tante persone giungano in pronto soccorso ad aneurisma rotto e noi le dobbiamo operare d’urgenza , con le conseguenze del caso. L’aneurisma si doveva trovare ed operare ben prima, e sollecita quindi la SIAPAV a farsi promotrice di una campagna di screening per lo meno nei soggetti ad alto rischio: maschi over 65, fumatori, famigliari di soggetti con aneurisma etc. ). Ma le cose non sono poi così semplici (e questo potrebbe anche essere oggetto di discussione: le Angionews devono servire anche a questo!).

Del tutto recentemente è apparso sul British Medical Journal un articolo in cui viene posta in discussione l’utilità dello screening degli aneurismi dell’aorta addominale anche nei soggetti a rischio, non essendo affatto chiaro se i benefici superano i danni. La decisione di introdurre lo screening per l’aneurisma aortico addominale si basa sui risultati di quattro studi clinici randomizzati e controllati svolti tra il 1980 e il 1990, che negli ultimi 15 anni hanno portato Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti a introdurre programmi ad hoc. Ma gli autori dello studio sostengono che lo screening quasi raddoppia la prevalenza di aneurismi aortici addominali, la maggior parte dei quali a basso rischio di rottura, con un eccesso diagnostico stimato di 176 ogni 10.000 uomini invitati. «Persone che vengono inutilmente trasformate in pazienti, scatenando una comprensibile ansia che può durare molto a lungo» spiegano gli autori, aggiungendo che 37 dei 176 uomini sovradiagnosticati vanno inutilmente incontro a chirurgia preventiva e di questi 1,6 muoiono di conseguenza». E ciò a fronte di diversi studi che dimostrano un calo della prevalenza di aneurisma aortico addominale negli ultimi decenni, probabilmente legato alla riduzione del numero di fumatori. «Quando l’incidenza della malattia oggetto di screening diminuisce, calano anche i potenziali benefici», stimando che l’abbassamento della soglia diagnostica dovuto all’uso di nuove tecnologie raddoppierà la prevalenza di aneurisma aortico addominale aumentando sensibilmente il tasso di sovradiagnosi.

«Lo screening ha cambiato il significato di una diagnosi di aneurisma aortico addominale da una condizione di pericolo di vita a un vero e proprio fattore di rischio» dicono i ricercatori, auspicando una revisione dei programmi di diagnosi precoce per questo problema, considerati i ridotti benefici e i potenziali danni suggeriti dagli ultimi studi. Et voilà, la discussione è aperta, apro l’ombrello!

 

Ma sempre e comunque viva la “ Vecchia Signora “!

 

Bibliografia