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Apr 29

Ce la faranno i nostri soci… a ridurre la mortalità per rottura di AAA

B. Crescenzi
Parafrasando il titolo di un film che ebbe un certo successo qualche decennio fa e stimolato dal carissimo juventino che pone di nuovo il problema annoso della validità degli screening nella popolazione generale ripropongo alla vostra attenzione il tema della riduzione della mortalità conseguente alla rottura di un aneurisma dell’aorta addominale.
All’inizio del mio mandato quale vice-presidente della nostra Società proposi come uno degli obiettivi del triennio la sensibilizzazione dei Soci su un problema che ho vissuto con angoscia e viva partecipazione durante tutta la mia vita professionale: l’elevata mortalità conseguente alla rottura di un aneurisma dell’aorta addominale.
L’aneurisma dell’aorta addominale ha un’incidenza stimata nella popolazione tra il 4 e l’8 %. L’evoluzione naturale è la rottura, evento drammatico che ha una mortalità enorme ( 80-90 % ) considerando anche le morti prima di arrivare in Ospedale; al contrario se viene diagnosticato e trattato prima della rottura le possibilità di successo si avvicinano al 97-98 %. Ancora oggi tuttavia continuano ad arrivare in Pronto Soccorso persone con aneurismi rotti o fissurati di 8-10 cm di diametro di cui non sapevano nulla. La stragrande maggioranza sono individui ben al di là negli anni, quasi sempre con più fattori di rischio cardiovascolari, che certamente avrebbero meritato di sottoporsi ad un esame ecografico dell’addome. Lo sceening sistematico nella popolazione ad alto rischio viene effettuato in alcuni Paesi di cultura anglo-sassone e raccomandato da società scientifiche angiologiche in varie parti del mondo. Da noi qualche anno fa la SICVE promosse uno studio osservazionale sull’incidenza di tale patologia in una popolazione selezionata. Lo studio si proponeva soprattutto di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla rilevanza di tale patologia ma, pur raggiungendo risultati apprezzabili, non ha avuto a mio parere l’impatto desiderato. Furono scelte varie località ( una o due per regione ) in cui sottoporre a screening con un esame ecodoppler la popolazione maschile ( la più a rischio per tale patologia ) in una fascia di età compresa tra i 65 e gli 80 anni. Come qualcuno ricorda si cercò di promuovere l’evento tramite una comunicazione multimediale ( Un minuto che vale una vita ) affidata a spot televisivi e radiofonici con il compianto attore GiulianoGemma. Fattori decisivi nel determinare il flop sono stati la scarsità di risorse economiche (il mio collaboratore che si occupò materialmente degli esami eco fu volontario puro ) e l’assenza di interesse dell’opinione pubblica non adeguatamente informata dai media In effetti le malattie vascolari nell’immaginario collettivo non suscitano quelle emozioni che invece abbondano nei confronti delle patologie oncologiche. L’utilità di campagne di screening viene comunque messa in discussione anche tra gli addetti ai lavori ( angiologi, chirurghi vascolari, epidemiologi ) per vari motivi tra i quali la mancanza di dati certi del rapporto costi-benefici.
Sulla base di queste considerazioni il Consiglio Direttivo in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche decise di muovere i primi passi verso una sempre maggiore attenzione a questa patologia. Si è dato vita ad una survey basata su un questionario con poche semplici domande. La risposta dei soci è stata molto positiva.
Dall’analisi della consistente mole dei dati, oltre a tanti spunti di riflessione, viene fuori a mio parere un elemento fondamentale: quasi tutti i partecipanti concordano sulla importanza di ridurre la mortalità derivante dalla rottura di un AAA attraverso la diagnosi precoce e una maggiore attenzione nella ricerca di tale patologia nel corso di esami diagnostici ecografici, ma nella pratica clinica circa un quarto di loro non mette in pratica tale principio. E’ stato chiesto,infatti, ai soci se durante un esame ecodoppler su distretti diversi da quello addominale dedicassero un minuto alla valutazione del diametro dell’aorta addominale. Ebbene più del 25% del campione ha risposto negativamente adducendo quali motivi la mancanza di tempo o problemi burocratici.
Se questo accade in una platea di specialisti nel campo delle malattie cardiovascolari, come i nostri soci, cosa ci si può attendere da colleghi operanti in campi diversi quali i medici di medicina generale, radiologi, internisti che effettuano esami strumentali sull’addome: ben raramente ricercheranno un aneurisma!
Credo invece che se tutti gli operatori, a partire dai medici di medicina generale, dedicassero un minuto in più durante una visita o un esame ecografico su di un paziente con patologie vascolari, se un ecografista internista esplorasse per qualche secondo l’aorta addominale nel corso di un esame per patologie renali o prostatiche o epatiche avremmo sicuramente risultati eccellenti nel ridurre la mortalità per aneurisma. Non essendo infatti proponibile uno screening su una popolazione con fattori di rischio cardiovascolari né, a maggior ragione , su quella generale resta , a mio parere questa l’unica strada percorribile per conseguire il risultato della riduzione della mortalità da rottura di aneurisma dell’aorta addominale.
Credo fermamente che tutti i soci SIAPAV possano e debbano impegnarsi in questa campagna, creando sinergie con le altre Società, organizzando eventi di forte impatto mediatico, coinvolgendo le istituzioni, cercando anche una sana visibilità su televisioni e carta stampata.
Affidandoci a questi strumenti potremmo dire di aver scelto una via italiana e a basso costo per risolvere il problema.
Pongo queste mie brevi considerazioni alla vostra attenzione sperando di provocare un ampio dibattito su questo tema.