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Ago 28

Dov’era Porto Ulisse?

GMA 

Agli Angiologi e Chirurghi Vascolari che saranno a Catania il prossimo Settembre 2012, dal 15 al 18, per il Corso Internazionale della SIDV-GIUV, suggeriamo di dedicare un momento di relax ad uno dei luoghi catenesi meno noti al turista, il Borgo Marinaro di Ognina, a poche centinaia di metri dalla sede dei lavori, ricco di suggestioni.

 

 

 

Mappa satellitare di Catania. Il tondino arancione indica l’Hotel Nettuno, sede del corso.

In alto a destra l’attuale porto di Ognina.

La linea rossa indica il perimetro presunto del Porto di Ulisse prima dell’eruzione del 1381.

 

 

 

 

 

Il toponimo Ognina deriva dall’originario Lognina, che nel corso dei secoli perse la elle, ritenuta semplice articolo. La tradizione popolare vuole che il nome derivasse dal fiume Longone ricoperto dalle lave dell’eruzione dell’Etna del 1381, la cui presenza è tutt’oggi testimoniata dalle numerose polle d’acqua dolce che si vedono affiorare lungo il litorale ogninese. Della presenza del fiume sono testimonianza anche i numerosi pozzi d’acqua esistenti lungo tutta la costa, e la denominazione “Acque Casse” data alla fascia nord-est della scogliera di Lognina.

A Lognina, c’era il Porto di Ulisse, testimoniato dagli scritti di Filisto (430-356 a.C.), Diodoro Siculo (90-27 a.C.)  e di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.). Virgilio, nell’Eneide (libro 3, vv. 547-582), lo descrive “portus ab accessu ventorum immotus et ingens ipse“, capace di ospitare oltre 250 triremi. Diodoro Siculo in particolare descrive Porto Ulisse come il Longona di Catania, cioè il porto di Catania. Sarebbe dunque il Longona di Catania (cioè il porto) ad aver dato il nome al fiume che vi sfociava, e non il contrario.

I Longoni, infatti, erano le bitte d’ormeggio (pietre forate nelle quali si passavano le cime d’ormeggio) delle banchine portuali, e Longone o Lognina sarebbero sinonimi del termine marinaro di marina, rigorosamente di genere maschile, oggi indicante i porti turistici. Ciò spiega il perché esistano siti denominati Ognina anche a Siracusa, in Sardegna, all’Isola d’Elba.

 

 

 

Le lave del 1381, ricoprirono l’immensa insenatura dando luogo all’attuale Porto Ulisse, all’interno dell’incantevole piccolo golfo di Ognina.

 

 

Suggeriamo al visitatore di iniziare la visita dal Santuario di Santa Maria di Ognina (dedicato alla madonna bambina) eretto nel 1392 sui resti dell’antico tempio di Athena Longatis, e, bighellonando, perdersi nelle viuzze dei Conzari, Anfuso, Porto Ulisse e Imbert, ammirando l’antica torre circolare d’avvistamento costiero (uno degli edifici che ha resistito al terremoto del 1693), senza trascurare però, alle proprie spalle, la spiaggia petrosa che degrada dolcemente nel mare del porticciolo delle piccole barche dei pescatori.

 

Se andate la domenica mattina, tra le 7 e le 9, potrete acquistare del pesce freschissimo direttamente dai pescatori appena rientrati.

All’angolo tra via dei Conzari e via Porto Ulisse, si raccomanda una visita al Museo del Mare, museo storico-antropologico-scientifico che raccoglie reperti vari di cultura marinaresca, ma anche un museo del territorio strettamente legato al borgo di Ognina. È collocato nella sede di un’antica piccola fabbrica di acciughe salate, e raccoglie diversi attrezzi, utensili e strumenti nautici, frutto di donazioni personali (tra cui quelle di Rino Bonaccorsi, chirurgo vascolare, marinaio e pescatore catanese). Interessante la collezione di varie tipologie di reti, tra cui: il giacco (‘u rizzagghiu), rete rotonda da gittata, piombata al perimetro ed inguainata con una cordicella; il tartarone (‘u tattaruni) piccola rete a strascico tirata a mano dalla barca da una posizione fissa, utilizzata per la pesca radente sotto costa; il tramaglio (‘u balestraci ) un antico tipo di rete verticale formato da tre teli addossati uno sull’altro, utilizzata per la pesca su fondali sabbiosi e lavici; oltre a diversi lontri e polpare per la pesca dei cefalopodi e nasse di varie dimensioni.

 

Molto suggestiva la collezione di conchiglie, stelle marine ricci e, tra questi, il famoso rizzu monacu (riccio monaco) tipico di Ognina. Tutto bianco, negli aculei e nel guscio, anticamente considerato prezioso in campo terapeutico. Democède, fondatore della scuola clinica pitagorica della Magna Grecia, se ne giovava per i suoi interventi contro il cancro.

 

C’è ancora tanto da scoprire sul Borgo di Ognina, ma lo lasciamo alla libera iniziativa individuale. Noi consigliamo di affrettarsi a rientrare in aula, altrimenti i crediti ECM non saranno assegnati!