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Giu 04

Enologia ed Angiologia: percorsi “di-vini”

Loredana Maresca

 “Non metterti in cammino se la bocca non sa di vino.”

Caro Angiologo, caro Vascolare, sull’Autostrada del Sole da Roma verso nord, volgendo l’attenzione a sinistra sarà molto difficile distogliere lo sguardo dalla comparsa all’orizzonte di una città surreale. 

 Posta a poco più di un’ora di percorso autostradale a nord di Roma, su un’erta rupe tufacea, guglie gotiche a guisa di fate con braccia rivolte al cielo quasi a dominare con normanna danza antiche sepolture etrusche dall’arcano significato, avvolta da un alone di mistero: questa è Orvieto (Urbs Vetus). Medioevale roccaforte inespugnabile, custode di preziose vestigia del passato, oggi epicentro degli appassionati di letteratura e filmografia “noir”, Orvieto prosegue logisticamente sulla Strada dei vini Etrusco Romana.

La natura del territorio, le sedimentazioni della storia, le tradizioni culturali, i saperi trasmessi tra generazioni, hanno dato forma e sostanza all’autenticità di queste terre. La strada etrusco romana dei vini è costellata di aziende vitivinicole con etichette tutte da gustare, produttori di olio pregiato, di salumi dei mastri norcini e di pane sciapo umbro, artigiani esperti e creativi, strutture ricettive che offrono il calore dell’accoglienza, ristoranti dove la solida tradizione si affianca alla ricercata innovazione. Ogni angolo del territorio che da Orvieto volge sino  a Fabbro è animato da eventi piccoli e grandi durante tutto l’anno, antichi e nuovi, momenti di festa vissuti attivamente da chi abita questi luoghi i quali invitano il visitatore a condividere l‘intensa esperienza. E nell’inebriante vagabondare, prima di riprendere la strada del ritorno, bisogna accettare il bicchiere della staffa, ultimo e augurale saluto. “Non metterti in cammino se la bocca non sa di vino.” (1)

E’ un itinerario avventuroso, nella “umbrosa” campagna Umbra definita nelle commedie di Plauto.

Il viaggiatore attraverserà chilometri di strade provinciali, tra il verde ed i primi girasoli d’estate che preannunciano la campagna Toscana. E’ una strada di amore e di vino. Da Orvieto Scalo s’imbocca la via del vino segnalata dagli inequivocabili cartelli marroni, e poi … Castel Viscardo, Monterubiaglio, Allerona, Ficulle, Sferracavallo, Montegabbione dove sostare e degustare un Sauvignon degno delle migliori tradizioni d’oltralpe. E poi … Fabbro la terra del tartufo nero e bianco. Itinerario di vino, terrecotte e tartufi.

Queste sono le terre dell’EST!EST!EST!, dell’ORVIETO D.O.C.

L’area di produzione dell’Orvieto bianco D.O.C. comprende i territori per lo più collinari di Orvieto. E’ tra i più rappresentativi vini umbri, conosciuto fin dall’antichità, e copre il 70%della produzione a D.O.C. della provincia di Terni. E’ prodotto con le qualifiche “Orvieto Classico”, con uve della zona ristretta della Valle del Paglia, e “Classico Superiore”, con dodici e tre mesi di affinamento. E’ un vino dolce di colore giallo oro tendente all’ambra, odore profumato e avvolgente che va degustato con pecorino stagionato e miele. Oggi nell’Orvieto predomina la variante secca, mentre in passato era più rinomata la versione abboccata lodata da papi (EST!EST!EST!), principi e pittori, dal colore giallo paglierino più o meno intenso, profumi delicati, fruttati e gradevoli, e sapore secco con lieve retrogusto amarognolo. L’abbinamento giusto è nell’aperitivo ai primi piatti senza pomodoro, adatto anche a secondi di pesce, bollito o arrosto di carni bianche.

 

Se hai più tempo, o vuoi invertire la tua rotta, prosegui la gita in Campania: Inizia da Paestum, sì proprio Paestum. E’ qui che in un Museo all’aperto è conservato l’unico esempio di pittura greca non “vascolare”… La tomba del tuffatore (2). E dunque penserai: che c’entra una tomba con il vino?

L’antico e prezioso sepolcro, riportato alla luce dall’archeologo Mario Napoli nel 1968, reca istoriata sulle lastre laterali una scena di Symposion greco. Figure maschili con teste cinte d’alloro giocano a cottabo, impugnando raffinate coppe contenenti pregiato vino. Una flautista raffigurata in un angolo ricorda ai posteri che non tutte le donne erano ammesse a tale cerimonia, in cui il vino era addizionato con miele, e la gradazione alcolica generava estasi e torpore nei partecipanti, avvicinando nell’estasi l’umano al divino. Sulle lastre tombali, che per la dinamica pittorica anticipano di secoli la tecnica dei fotogrammi cinematografici, vi è la storia del vino in Campania: un luogo magico dove gli uomini bevono per dialogare e giocare con gli Dei:. In Umbria il vino è amore, in Campania il vino è divino.

Molte sono le strade dei vini campani, tuttavia per ciascuna di esse è il mito a spiegarne l’etiologia.

“Apes dives sunt quae mel vomunt”

“Le api sono esseri divini perché vomitano miele”: questa è l’iscrizione sull’architrave dei resti di una casa pompeiana, all’interno della quale banchetti e simposi con vino addizionato di miele giustificavano tale raffinata iscrizione. Il vitigno vesuviano trova oggi una rinascita con il vino denominato Caprettone, da pochi anni prodotto di nuovo in ricordo dei bianchi di latina memoria.

“Chi non beve vino non può essere sepolto qui”: ed è sempre un epitaffio, un particolare di una tomba della necropoli precristiana a Cuma a ricordare ai posteri che per i coloni giunti ai Campi Flegrei dal Mare dalla Magna Grecia che il vino è elemento di sacralità. Sulle degradanti colline “di tufo” dei Campi Flegrei viene piantato il vitigno “greco” che vede gemmare, al di là dello stretto di Procida, il coevo bianco d’Ischia sulle colline di tufo verde.

Il vitigno greco si affianca successivamente al vitigno latino-romano dalle uve particolarmente zuccherine, a tal punto da richiamare sciami di api. Le api sacre al vitigno (api-ano…, vitigno aphiano…, vitigno phiano (fiano), nella zona Irpina (Fiano di Avellino).

La tradizione è ricca, com’è ricco il ventaglio di scelte dei Rossi: dal Falerno del Massico al Taurasi. Taurasi paese “di-vino” dove il blu del cielo e il rosso dei vini ti rammenterà i colori dell’angiologia.

 

Ed ecco a voi angiologi enologi “Le Strade del vino in Campania”

Le Strade del vino Campi Flegrei;
La Strada dei vini doc Castel San Lorenzo;
Strada del vino Costa d’Amalfi;
Strade dei vini e dei sapori d’Irpinia;
Le Strade del vino e dei sapori Isola d’Ischia;
Strade del vino e dei prodotti tipici della Penisola Sorrentina;
Le Strade del vino in Terra di Lavoro;
Strada dei vini e dei prodotti tipici Terre dei Sanniti;
Strada del vino Vesuvio e dei prodotti tipici
Strada del vino Cilento sapori e storia

 

E col Poeta, durante la nostra gita enologica, con antica metrica parlante canteremo:

“Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus…”

“Ora bisogna bere, ora bisogna far risuonare la terra con libero piede..”

 Orazio (Odi, I, 37, 1),

 

 

Per partire attrezzati, con “sistematica ricerca archeologica” ricordati

di consultare:

1)      http://www.comune.orvieto.tr.it/

2)      http://www.tenutacorini.it/

3)      M. Napoli. Civiltà della Magna Grecia

4)       www.comune.taurasi.av.it

5)      Orazio (Odi, I, 37, 1),

 

e portare con te:

 

6)      otto Damigiane da 5 litri vuote (2 per vini bianchi etruschi; 2 per vini rossi etruschi; 2 per vini bianchi  campani; 2 per vini rossi campani)

NAAAAA

 

 

         Buon  Vi……..   aggio!