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Giu 05

Liste d’attesa: un problema irrisolto

GMA.

Riportiamo una sintesi dell’articolo “Liste d’attesa: governo della domanda e controlli le chiavi per Anaao e Tdm” pubblicato su Doctor News33 del 24 maggio 2012)

«Da un lato le lamentele dei cittadini sulle liste d’attesa che sono aumentate, nel giro di un anno, dell’1% – secondo quanto segnalato dall’ultimo rapporto Pit Salute 2011 del Tribunale del malato.

Dall’altro il dato reso noto dai radiologi, e ripreso dall’Anaao, secondo il quale più del 50% delle prestazioni di diagnostica per immagini risulti inappropriato. Sono segnali questi di una situazione su cui è necessario intervenire e attorno a cui, nel corso del convegno che si è svolto a Roma, si è sviluppato un confronto tra Anaao e Cittadinanzattiva.

Negli anni sono stati fatti numerosi tentativi per risolvere i problemi delle liste d’attesa, ma con scarsi risultati. La richiesta di prestazioni sanitarie è fortemente in crescita, sia a causa della medicina difensiva che di un aumento delle esigenze di visite ed esami, non sempre giustificati da ragioni di ordine clinico. Ma resta il fatto che si continua a intervenire solo sull’offerta, con un deficit di governo della domanda.

Una soluzione segnalata dal Tribunale per i diritti del malato potrebbe essere l’adozione di controlli e sanzioni delle cattive pratiche, come quella di bloccare le prenotazioni nonostante sia vietato dalla legge. Ma anche l’idea di gestire le agende per i ricoveri ospedalieri in modo trasparente, assicurare la possibilità per i cittadini di ricorrere all’intramoenia senza oneri aggiuntivi oltre al ticket nel caso in cui non fosse possibile rispettare i tempi massimi fissati, istituire in tutte le Regioni organismi paritetici per i controlli dei volumi di intramoenia con organizzazioni sindacali, diffondere buone pratiche come per esempio quella dei codici Rao (Raggruppamenti di attesa omogenei)».

 

Ancora un convegno sulle liste d’attesa. Lo specialista che, a ragione, punta il dito sulla inappropriatezza delle richieste di prestazioni specialistica, il cittadino che, con altrettanta ragione, esige che le prestazioni necessarie vengano erogate.

Ogni intervento sin qui fatto, come ricordato dall’articolo, s’è rivolto esclusivamente sull’offerta. Si investe sull’acquisto di prestazioni, si chiede agli specialisti ambulatoriali di lavorare anche nei giorni di chiusura degli ambulatori. È stato tentato di vendere le liste d’attesa a società di servizi, con l’obbligo di evaderle entro un determinato periodo, mettendo a loro disposizione gli spazi operativi. Lì le società avrebbero dovuto collocare le proprie attrezzature, lì avrebbero dovuto operare opereranno i loro medici, spesso cooptati indipendentemente dal livello di addestramento, sempre sottopagati.

L’unico obiettivo evadere l’attesa! E la qualità? Mai presa in considerazione!

Alla fine, c’è chi sospetta che questi tentativi di governare l’offerta siano un escamotage dei Medici per fornire le prestazioni in regime intramoenia libero-professionale, e chiede trasparenza nelle agende di prenotazione e sanzioni delle cattive pratiche.

 

Sono possibili altre strade?

La cosa più razionale, il governo clinico del paziente, il controllo della domanda, vengono ignorati.

Nonostante l’impegno di non poche società scientifiche nel redigere suggerimenti comportamentali ispirati al paziente ed alle sue necessità, indicando nelle linee guida cosa sarebbe meglio fare, proponendo modelli organizzativi in grado di migliorare la qualità del servizio erogato e di ben governare anche la domanda.

Tre le proposte principali, ampiamente divulgate da SIAPAV e non solo.

1) La definizione di criteri condivisi con il Medico Generalista o altri specialisti, sulle priorità con cui richiedere le prestazioni; un triage di gravità per ogni patologia.

2) La “presa in carico” del paziente complesso da parte dello specialista, che non solo esegue gli esami ma ne programma i controlli secondo ben precisi criteri di appropriatezza (es: una stenosi carotidea asintomatica inferiore al 50% richiede un controllo annuale, che diviene semestrale se la stessa stenosi è stata sintomatica, cfr. percorsi diagnostico-terapeutici su www.siapav.it).

3) Un collegamento HUB & SPOKE tra le strutture specialistiche del territorio e dell’ospedale, secondo modelli condivisi. (cfr. Il modello “HUB & SPOKE” L’Angiologia del futuro Rassegna stampa su www.siapav.it).

Sulla carta le proposte funzionano! Oggi abbiamo anche una conferma “evidence based” (PLoS ONE, www.plosone.org April 2012 | Volume 7 | Issue 4 | e33839).

A Torino, la collaborazione tra medici di famiglia e specialisti diabetologi, secondo le modalità condivise raccomandate dalle linee guida, su una popolazione di 31.104 persone ha mostrato una riduzione del rischio relativo di mortalità per tutte le cause e di mortalità di oltre il 40% rispetto a chi era seguito solo dal medico di famiglia. Significativamente ridotti anche i rischi relativi di morbilità oncologica, di infarto miocardico e ictus, di amputazione d’arto.

E allora, Ministro Balducci, che aspettiamo?

Va bene l’informatizzazione dell’intramoenia (cfr. newsletter DireSanità del 28 maggio 2012), va bene la ricognizione straordinaria degli spazi per la libera professione, va un po’ meno bene acquistare, affittare o stipulare convenzioni (sarebbe meglio potenziare le risorse esistenti, assumere medici per le strutture specialistiche ospedaliere e territoriali), ma mettiamo in questi contenitori contenuti culturali e operativi di primordine, come quelli suggeriti.

O dovremo assistere ancora allo sterile ping-pong specialisti – generalisti sulle responsabilità (Doctor News33 del 29 maggio 2012, Aosta, la Mg reagisce all’accusa di soffiare sulle liste d’attesa). È ora di cambiare, ma non perché tutto rimanga com’è!

Le società scientifiche, se lo vorrà, saranno al suo fianco!