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Dic 31

MALATTIA VENOSA CRONICA E TROMBOSI VENOSA

G.B.Agus

La SIAPAV ha da sempre dedicato una particolare quota dei propri interessi alla Flebologia. È stato notato, in Assemblea, come questo campo clinico, terapeutico e di ricerca, non debba essere abbandonato alla preminenza di altre componenti mediche, ma forse quest’anno il Congresso Nazionale ha dedicato ad esso meno attenzione.

 Non così in fase conclusiva, quando il sabato mattina, seppure in sessione principale in Auditorium, si è tenuto il Simposio congiunto SIAPAV/CIF, peraltro in concomitanza con il Simposio sulla sindrome post-trombotica.

 Il Focus su malattia venosa cronica e trombosi venosa si è caratterizzato per originalità dei contributi su aspetti particolari ma niente affatto secondari, trattati da protagonisti degli stessi. D’atra parte, di cosiddette novità in tema di tromboembolismo venoso si era parlato in Simposio congiunto SIAPAV/SISET il giorno prima con l’ormai abituale dibattito un po’ eterodiretto tra status quo della terapia con EBPM-Warfarina e i nuovi anticoagulanti inibitori diretti della trombina e inibitori del fattore Xa.

In questo breve report dell’evento, non si vuole riprodurre una sequenza di abstract, disponibili in parte, nel fascicolo-CD di Atti (Minerva Cardioangiologica, Suppl. 1 al n.6 del 2012). Segnaleremo però, di dovere, le tematiche presentate e qualche spunto di stimolo a ritornarvi.

La brillante relazione di E. Bernardi di Conegliano Veneto su “Probabilità clinica pre-test: ruolo degli score”, purtroppo assente negli Atti, è stata inizialmente di apparente complessità partendo dalla teoria o formula di Bayes, teorema della probabilità delle cause, per approdare a convincenti pre-test clinici utili a comportamenti più vicini alla realtà nella prevenzione del mai risolto problema di incidenza e mortalità del tromboembolismo venoso. I più idonei risultano quello ormai classico di Wells, specie per la realtà ospedaliera, e quello di Oudega per i medici di medicina generale.

Raffaele Pesavento, dell’Università di Padova, da par suo, ha trattato il tema degli anticorpi anti-fosfolipidi e il tromboembolismo nell’infanzia.                                                                                                                      

Alessandro Pieri, noto angiologo di Firenze, ha sviluppato un discorso del tutto originale e basato su una lunga esperienza ospedaliera soprattutto a fianco degli ortopedici, riguardo le TVP distali, tema senza certezze, ma con una buona dote di esperienza e buon senso per essere affrontato al di là di evidence.

Certamente relazione centrale della sessione, quella di Paolo Prandoni, Università di Padova, che ha trattato il rapporto tanto antico, quanto rinnovato da acquisizioni recenti, tra trombosi venose superficiali e cancro.

Infatti, mentre è chiaramente dimostrato come il TEV sia associato ad aumentato rischio di scoperta di cancro, non è del tutto nota questa associazione se la trombosi interessa segmenti venosi superficiali negli arti inferiori. In base a report aneddotici, si può affermare che la TVS possa essere considerata marker di patologia tumorale occulta, ma l’associazione di TVS e TVP, possibile fino al 30% dei casi, non è motivo di certezze su un presunto aumento di rischio di cancro in presenza di TVS. I risultati dello studio CALISTO, guidato proprio da Prandoni, tuttavia hanno mostrato un improbabile aumento dell’incidenza di cancro a seguito della comparsa di TVS rispetto a quanto si può aspettarsi nella popolazione generale.

Infine, di certo minoritaria, la parte riservata alla malattia venosa cronica, vista sotto il profilo oggi più innovativo, ovvero dei trattamenti endovenosi mediante Laser (EVLA) o scleroterapia con schiuma (foam-sclerotherapy), rispettivamente trattate da Giovanni B. Agus, Università di Milano, e Ugo Alonzo di Roma in rappresentanza di Lorenzo Tessari, impegnato negli USA.                                                                                      Si vuol segnalare appena, al di là del tema di gradimento del pubblico verso queste due nuove opzioni terapeutiche, se raffrontate al vecchio stripping safenico abusato nella maggioranza delle statistiche chirurgiche del nostro Paese, il tema ormai non più eludibile del rapporto medico-paziente con formulazioni nuove, passando sempre più l’informazione anche in campo vascolare tramite Internet e social network, con esiti non sempre convenienti per il cittadino sprovvisto di nozioni e guida medica corretta.