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Apr 11

“Minima Methodica” Tra anatomia vascolare e arte – Suggerimenti per un weekend

Loredana Maresca
“…è una catena ormai che scioglie il sangue dint’e vene sai..” 1
Il rosso e il blu sono i colori dei drappi del tardo settecento napoletano, preziosi panneggi sacri che ancestralmente riprendono nelle forme e nei toni colorimetrici le sinuose vie dei vasi sanguiferi2
Nel cuore di Napoli nella famosa Cappella Sansevero3, lì dove il turista periegeta può ancora perdersi nel sorriso ammaliante di un piccolo “scugnizzo”, sono racchiusi due tesori che appartengono al patrimonio culturale dell’umanità: lemacchine anatomiche del sistema arterioso e venoso opera di Raimondo di Sangro Principe di Sansevero (1710-1771)4.I due modelli angiologici, il maschio e la femmina, di raffinatezza espressiva quasi letteraria, per anni sono stati ritenuti l’esito di un progetto scientifico, una mera ricerca anatomica tipica dell’Illuminismo del Settecento. In realtà bisogna conoscere la vicenda umana del Principe, quella che traspare dai racconti popolari, sbiaditi dall’oblio dei secoli e che proviene dalle ricercate pagine di chi ha dedicato una vita per lo studio di tale personaggio, per dare la spiegazione più avvincente sull’origine dei due modelli anatomici4. Raimondo di Sangro possedeva di personalità istrionica, la sua cultura superiore si impone, infatti, su quella della stragrande maggioranza dell’aristocrazia napoletana, considerata, negli scritti dell’epoca, rozza e ignorante. Le sue creature anatomiche dovevano impressionare le dame di nobili origini, ed allo stesso tempo il popolo. Egli, di sangue “blu”, ha democratizzato la scienza anatomica, le sue creazioni appartenevano a quei tempi, e ancora oggi, a tutti: alle dame che corteggiava con impareggiabile abilità amatoria e ai popolani. È con la rappresentazione del sistema sanguifero che egli raggiunge l’apice, è un monito al futuro: l’incapacità di classificare l’inclassificabile, il divenire che genera (il modello femminile porta in grembo il frutto del concepimento)4
Le creature angiologiche del Principe sono una rappresentazione teatrale, vi si coglie la gestualità che il popolo partenopeo ha ereditato dalla commedia greca. La commistione culturale con il barocco siciliano. È scena presepiale. Esse, nel divenire infinito dei vasi sanguiferi, incarnano di molti secoli dopo il principio del tremendum fascinans di cui parlano gli antichi a riguardo della città di Napoli, proprio quella città che Andy Wharrol avrebbe definito molto tempo dopo: the real melting pot (l’autentico crogiuolo di razze). Tra i vicoli che costeggiano Cappella Sansevero, è possibile scoprire una storia partenopea completamente diversa, che non è sempre “uguale” a quella dei racconti che vanno da Celano a Gleijes, lì dove l’umanesimo diviene umanità.
Ma riflettendo sui modelli del Sansevero e i drappi napoletani, voluttuose e vorticose sono anche le forme dei putti di Rosso Fiorentino, a guisa di un torrente ematico che impegna vasi dall’oscuro decorso. Che dire allora della collezione di cere anatomiche custodita nell’austero Palazzo Torrigiani ove è allocato il Museo della Specola in Firenze5? Poco in là, dall’altra parte di Ponte Vecchio, in Via Romana al numero 17, poco innanzi a Palazzo Pitti, in una delle ultime sale di tale Museo, il turista periegeta potrà ammirare modelli in cera di strabiliante “perfezione” anatomica riproducenti il sistema venoso, arterioso e linfatico. I preparati anatomici furono realizzati tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo. Ne furono artefici soprattutto valenti modellatori tra i quali Clemente Michelangelo Susini. La collezione fu concepita come un trattato tridimensionale per l’insegnamento dell’anatomia per la Scuola Medica di Firenze.
Tuttavia, nel visitare il gabinetto anatomico fiorentino, nonostante si colga nell’abilità del ceroplasta l’intento di rappresentare fedelmente un modello anatomico dallo scopo meramente epidittico, il visitatore non potrà trascurare il senso d’inquietudine e di quasi medioevale curiosità nell’osservare siffatte “creature” di cera.
I capolavori, di raffinata tecnica ceroplastica, lasciano immaginare all’osservatore le mani laboriose del Susini che ne ha plasmato i corpi, che ha improntato nella scomponibile Venere di cera l’opera per eccellenza, il centro attorno al quale si svolge la collezione. Così il piano anatomico in cera di tale figura umana, in cui sono rappresentati il circolo della cava inferiore e l’aorta addominale, si svolge in una scena simile a un madrigale.
La Venere rappresenta il tutto in uno, è modello in cera scomponibile, è il centro della visita e della vita (anch’essa accoglie in grembo il frutto del concepimento), si ha la sensazione che essa racchiuda in seno l’Aleph, di cui parla Borges6
Il maestro, Clemente Michelangelo Susini, le pose una collana di perle al collo. Nei libri è scritto che tale gioiello serve a celare, nel piano di cera, la linea di demarcazione del collo. Chi visita e osserva la mirabile opera, invece, romanticamente immagina che quell’antico filo candido sia stato un dono che il Susini ha fatto alla sua creatura che non può parlare, riproducendo inconsciamente l’atto del tormento e l’estasi di michelangiolesca memoria7
Della gran parte degli scritti dedicati a questa inquietante figura che riposa di là dal Ponte Vecchio, custodita dalle spesse mura di tufo e dalle scuri del Palazzo della Specola, quello più avvincente è da tributare alla Jordanova e collaboratori, che così la descrivono:“ Una fattura per lire 266, soldi 13 e denari 4, emessa dagli artisti Clemente Susini e Giuseppe Ferroni nel 1782 e saldata dal grande naturalista Felice Fontana, sancisce la transazione per uno degli “oggetti” più singolari nella storia dell’arte e nella storia delle scienze: la Donna della Specola di Firenze. Ambiguamente ridondante rispetto alle sue intenzioni didattiche, questa languida Venere scomponibile è anche un “mostro” parasurrealista o, se si vuole, il capolavoro di un iperrealismo spinto sino alle viscere. Tanto realistica da sconfinare nel surrealismo, con le lunghe ciglia e la chioma esuberante, gli occhi persi ed estatici, gambe e braccia disposte in posture pudiche ma quanto mai suggestive e attraenti, la donna di cera del Settecento dimostra quanto turbasse quel secolo il mistero della femminilità, anatomica, fisiologica, e psicologica8
Cappella Sansevero e Specola di Firenze, due aspetti di una stessa Italia, due discipline di rappresentazione della realtà, l’eterna tensione tra la scuola di Pergamo e la scuola di Alessandria9. L’interpretazione voluttuosa delle forme contrapposta all’apparente rigore della disciplina.
Nel viaggio che parte dalla canzone di Lucio Dalla e arriva al Museo della Specola, passando per Napoli, è possibile ripetere una anatomia del tutto, un simbolismo che prevede l’adesione immediata dello spirito di chi guarda ad una forma di pensiero figurata che nel nostro caso parla di vasi.
E nel dialetto napoletano, in un meraviglioso gioco di parole che si fa tra i vicoli, dove le pietre antiche e sacre “cantano” ricordando un’antica commistione d’arti catalane10. I baci vengono detti “ ‘e vase”
… in questa nuova primavera, dunque, che vede fiorire il sole e l’azzurro anche sugli ultimi nevai11 del Nord, questi due incantevoli luoghi di arte e di amore meriterebbero una visita nei week end.
 
Notizie utili per il turista periegeta per saperne di più:
I luoghi, i libri e la musica:
1.L. Dalla. DallAmeriCaruso (dal vivo). BMG Ricordi s.p.a. -RCA Italiana 1986-2000
2.Teodoro Pascal. Trattato sulla tintura della seta. Ed. Hoepli 1892
3.www.museosansevero.it
4.A.E. Piedimonte. Raimondo di Sangro Principe di Sansevero. Ed. Intramoenia2010
5.www.msn.unifi.it
6.J.L.Borges. L’Aleph. Ed. Feltrinelli.2004
7.I. Stone. Il tormento e l’estasi. Ed. Corbaccio nel 2011
8.M.L. Azzaroli Puccetti, B. Lanza, L. Jordanova. La Venere Scomponibile. Kos. Anno I (Maggio 1984); nr.4. Ed. Franco Maria Ricci
9.L. Canfora. Storia della Letteratura Greca. Ed. La Terza. 2008
10.M. Schneider. Pietre che cantano: Studi sul ritmo di tre chiostri catalani di stile romanico. Ed. Se. 2005
11.Giorgia. Di Sole e D’Azzurro. Tratto da: Senza Ali. Ed. Dischi di Cioccolata. 2001