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Nov 19

NOTIZIE DAL MONDO

GMA

1. Simvastatina: meglio fermarsi a 40 mg

2. Contraccezione: minor rischio trombotico con basse dosi di estrogeni rispetto a pillole contenenti drospirenone.

3. Declino Cognitivo: è decisamente minore nelle donne che assumono aspirina perché ad alto rischio cardiovascolare.

4. Aderenza alla terapia cardiovascolare: serve una migliore informazione ed educazione del paziente, piuttosto che nuovi target terapeutici per i singoli farmaci.

 

1. HEALTH CANADA: IMPORTANT SAFETY INFORMATION SU ZOCOR (SIMVASTATINA)

Fonte: Health Canada. 7 novembre 2012

Merck Canada Inc., in consultazione con Health Canada, rende note importanti raccomandazioni di sicurezza relative alla tossicità associata ad alti dosaggi di Zocor (simvastatina). Nei pazienti ad alto rischio di eventi coronarici, Zocor è indicato per ridurre il rischio di infarto miocardico, ictus ischemico e mortalità totale. L’uso regolare di simvastatina 80 mg è stato associato ad un aumentato rischio di miopatia/rabdomiolisi, in particolare durante il primo anno di trattamento. La dose raccomandata di simvastatina è di 5-40 mg/die. I pazienti che non sono in grado di raggiungere il loro obiettivo di LDL con la dose di 40 mg di Zocor devono essere assegnati a trattamenti ipolipemizzanti alternativi con minori rischi di tossicità muscolare. Simvastatina 80 mg deve essere limitata ai pazienti che hanno assunto questa dose cronicamente senza evidenza di tossicità muscolare o ai pazienti ad alto rischio di complicanze cardiovascolari che non tollerano altre statine e in cui i benefici attesi superino i potenziali rischi .

 

 

2. COMBINAZIONI RECENTI DI CONTRACCETIVI ORMONALI E RISCHIO DI TROMBOEMBOLISMO E ALTRI EVENTI CV IN NUOVE UTILIZZATRICI

RECENT COMBINED HORMONAL CONTRACEPTIVES (CHCS) AND THE RISK OF THROMBOEMBOLISM AND OTHER CARDIOVASCULAR EVENTS IN NEW USERS 
Sidney S, Cheetham TC, Connell FA, et al.

Contraception, pubblicato on line il 15 ottobre 2012

 

Il risultato principale di questo studio di coorte è stato un aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi e di eventi tromboembolici associati all’uso di pillole contenenti drospirenone relativamente a contraccettivi ormonali comparatori contenenti basse dosi di estrogeni.

 

RIASSUNTO

CONTESTO Le combinazioni di contraccettivi ormonali (combined hormonal contraceptives, CHC) espongono le donne a un aumentato rischio di eventi tromboembolici venosi (TEV) e di eventi trombotici arteriosi (ATE), tra cui l’infarto acuto del miocardio e l’ictus ischemico. Sono emerse evidenze in merito a un possibile rischio ancora più elevato di trombosi per tre recenti preparati CHC [pillole contenenti drospirenone (DRSP), un cerotto transdermico contenente norelgestromina (NGMN) e un anello vaginale a base di etonogestrel (ETON)] rispetto ai vecchi CHC a basso dosaggio con un profilo di sicurezza noto.

DISEGNO Sono stati identificati tutti gli eventi di TEV e di ATE con ospedalizzazione in donne di età compresa tra 10 e 55 anni partecipanti a due programmi integrati di assistenza sanitaria o due programmi statali Medicaid nel periodo di tempo che copriva il loro primo utilizzo di DRSP, NGMN, ETON o di uno dei quattro CHC a basse dosi di estrogeni, come riferimento (la coorte finale includeva 835.826 donne). Il rischio relativo di esiti trombotici e tromboembolici associati ai più recenti CHC in relazione ai prodotti di confronto è stato valutato utilizzando modelli di regressione a rischi proporzionali di Cox con aggiustamento per età, luogo e anno di entrata nello studio.

RISULTATI L’hazard ratio tra le nuove utilizzatrici di DRSP rispetto ai comparatori a basso dosaggio di estrogeni era 1,77 (IC 95% 1,33-2,35) per TEV e 2,01 (1,06-3,81) per ATE. L’aumento del rischio di DRSP era limitato alla classe di età 10-34 anni per TEV e 35-55 anni per ATE. L’uso del cerotto NGMN o dell’anello vaginale ETON non era associato ad un aumentato rischio di esiti tromboembolici o trombotici.

CONCLUSIONI Nelle nuove utilizzatrici, l’uso di DRSP era associato a un maggior rischio di eventi trombotici (TEV e ATE) rispetto ai CHC di confronto a basso dosaggio di estrogeni, mentre l’uso del cerotto NGMN e dell’anello vaginale ETON non mostrava alcuna associazione.

 

 

3. ASPIRINA E PREVENZIONE DEL DECLINO COGNITIVO NELLE DONNE AD ALTO RISCHIO CARDIOVASCOLARE

DOES LOW-DOSE ACETYLSALICYLIC ACID PREVENT COGNITIVE DECLINE IN WOMEN WITH HIGH CARDIOVASCULAR RISK? A 5-YEAR FOLLOW-UP OF A NON-DEMENTED POPULATION-BASED COHORT OF SWEDISH ELDERLY WOMEN 
Kern S, Skoog I, Ostling S, et al.

BMJ Open 2012; 2: e001288

 

Lo studio evidenzia che le donne definite ad alto rischio cardiovascolare, in base ai criteri del Framingham Heart Study, hanno meno probabilità di mostrare un declino cognitivo se assumono aspirina rispetto a quelle che non ne fanno uso.

 

RIASSUNTO

OBIETTIVO L’obiettivo di questo studio era di esaminare se basse dosi di acido acetilsalicilico (ASA) possano influenzare il cambiamento cognitivo nelle donne anziane.

DISEGNO Studio di coorte prospettico, su base di popolazione.

CONTESTO Città di Gothenburg, in Svezia, comprendendo i soggetti che vivono in famiglia, nonché in case di cura.

PARTECIPANTI Il campione è stato derivato dal Prospective Population Study of Women e dall’H70 Birth Cohort Study a Gothenburg, Svezia. Entrambi i campioni sono stati ottenuti dal registro della popolazione svedese in base alla data di nascita, e comprendevano 789 donne (tasso di risposta 71%) di età 70-92 anni. Dopo l’esclusione di persone affette da demenza e delle utilizzatrici di warfarin, clopidogrel o eparina al basale, sono state esaminate 681 donne. Tra tutte le partecipanti, il 95,4% (N=601) aveva un elevato rischio cardiovascolare (CVD), definito come probabilità >=10% in 10 anni di incorrere in un evento cardiovascolare sulla base dello score dal Framingham Heart Study e 129 di queste utilizzavano ASA a basso dosaggio (75-160 mg al giorno) al basale. Dopo 5 anni è stato completato il follow-up su 489 donne.

END POINT PRIMARI E SECONDARI Incidenza di declino cognitivo e di demenza in relazione all’uso di basse dosi di ASA e ai fattori di rischio cardiovascolare. Il livello cognitivo è stato misurato con il Mini Mental State Examination (MMSE), valutando fluidità della parola, capacità di denominazione e test di memoria delle parole. La demenza è stata diagnosticata in base ai criteri DSM-III-R. Come misure secondarie, è stata studiata l’incidenza di ictus e di ulcera peptica in relazione all’uso di ASA a basse dosi.

RISULTATI Per le donne in trattamento regolare con ASA a basso dosaggio rispetto a quelle non in terapia si è osservato un minor declino MMSE durante il follow-up. Questa differenza era ancora più pronunciata in coloro che assumevano ASA in entrambe le valutazioni (p=0,004 rispetto ai non utilizzatori, n=66 vs n=338). Tutti gli altri test cognitivi mostravano gli stessi trend. Non c’erano differenze tra i gruppi per quanto riguarda il rischio a breve termine di demenza (N=41).

CONCLUSIONE Il trattamento con ASA a basse dosi può avere un effetto neuroprotettivo in donne anziane ad alto rischio cardiovascolare.

 

 

 

4. ADERENZA ALLE TERAPIE PER LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE

ADHERENCE TO DRUGS THAT PREVENT CARDIOVASCULAR DISEASE: META-ANALYSIS ON 376,162 PATIENTS 
Naderi SH, Bestwick JP, Wald DS

Am J Med, pubblicato on line il 27 giugno 2012

 

I risultati di questa analisi mostrano che circa due terzi dei pazienti con una storia di malattia coronarica aderiscono alla terapia farmacologica prescritta per prevenire un secondo evento  cardiaco e circa la metà di coloro che non hanno una patologia coronarica aderiscono alla prescrizione di farmaci per evitare un primo evento.

 

RIASSUNTO

OBIETTIVO La terapia combinata, nello specifico con aspirina e farmaci per abbassare il colesterolo e la pressione arteriosa, riduce notevolmente il rischio di malattie coronariche, ma l’effetto di prevenzione completo si realizza soltanto se il trattamento è continuativo nel tempo. L’obiettivo dello studio era di fornire una stima sommaria dell’aderenza ai farmaci che prevengono la patologia coronarica, a seconda della classe farmacologica e dell’uso, in persone che hanno avuto un infarto del miocardio (prevenzione secondaria) e in persone senza storia di eventi ischemici cardio-coronarici (prevenzione primaria).

METODI È stata effettuata una meta-analisi su 376.162 pazienti provenienti da 20 studi che hanno valutato l’aderenza usando la frequenza di refill della prescrizione per le seguenti 7 classi di farmaci: aspirina, ACE-inibitori, sartani, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, diuretici tiazidici  e statine. È stata utilizzata una meta-regressione per esaminare gli effetti dell’età, del pagamento e della durata del trattamento.

RISULTATI La stima sommata dell’aderenza in tutti gli studi è stata del 57% (IC 95% 50-64) dopo un periodo mediano di 24 mesi. Vi erano differenze statisticamente significative nell’aderenza tra prevenzione primaria e secondaria: il 50% (45-56) e il 66% (56-75), rispettivamente (p=0,012). L’aderenza era inferiore per i tiazidici (42%) rispetto ai bloccanti del recettore dell’angiotensina (61%) in prevenzione primaria (p=0,02). Non vi erano altre differenze statisticamente significative tra le classi di farmaci negli studi di prevenzione primaria o secondaria. L’aderenza diminuiva di 0,15% punti/mese (p = 0.07) e questo dato non era correlato nè all’età né al fatto che i pazienti pagassero o meno per le loro terapie.

CONCLUSIONE L’aderenza al trattamento preventivo è scarsa e poco correlata alla classe di farmaci, il che suggerisce che gli effetti collaterali non siano la causa principale. Per migliorare l’aderenza sono necessarie stretegie generali, piuttosto che misure specifiche per ciascuna classe di farmaci.