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Lug 05

Novant’anni, ma non li dimostra

GMA

L’insulina compie 90 anni, ma davvero non li dimostra, restando a tutt’oggi l’unica terapia in grado di compensare il difetto patogenetico fondamentale del diabete mellito.

Introdotta nella pratica clinica nel 1923, la terapia insulinica ha rivoluzionato la storia naturale del diabete, permettendo a pazienti, prima caratterizzati da un’attesa di vita non superiore a 2-4 anni, di convivere con la malattia per decenni.

Dagli anni ’30-’40 in poi, le formulazioni insuliniche sono state migliorate, prolungandone l’azione dalle originali 3-4 ore a 24 ore (insulina retard, surfen insulin, Depot, ecc.), fino ad arrivare, nel 1946, all’insulina umana Nph, rimasta caposaldo della terapia fino alla fine degli anni ’90, quando sono stati messi a punto gli analoghi rapidi e lenti.

Rispetto all’insulina umana Nph, analoghi lenti, come glargine, hanno permesso di ottenere un compenso basale della glicemia molto vicino alla condizione fisiologica, offrendo anche un buon compenso metabolico nelle 24 ore, e un basso rischio di ipoglicemia.

Gli analoghi rapidi, utilizzabili nel contesto di schemi basal/plus o basal/bolus nelle forme più avanzate, hanno ottimizzato ulteriormente il controllo glicemico, personalizzandolo in funzione delle esigenze metaboliche e delle abitudini alimentari e di vita dei pazienti. L’efficacia, la flessibilità e la sicurezza d’uso degli analoghi stanno progressivamente modificando l’approccio alla terapia insulinica, orientandolo verso una somministrazione più tempestiva, soprattutto in caso di Glicemia a digiuno > 250 mg/dl, glicemia “random” > 300 mg/dl, Hb glicata > 10%, e/o in caso di chetonuria, poliuria, polidipsia, calo ponderale. Ottenuto il compenso, la scelta prioritaria dell’insulina può essere temporanea o mantenuta stabilmente. È un’apertura ancora parzialmente contrastata da ancestrali convinzioni che vorrebbero ritardare il più possibile l’inizio della terapia insulinica. Al cambio di strategia stanno contribuendo anche le nuove possibilità di combinazione con incretino-mimetici prandiali, che permettono di superare diversi inconvenienti associati alla classica intensificazione della terapia insulinica, primi tra tutti l’aumento di peso e del rischio di ipoglicemie.

 

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