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Giu 05

Se il paziente è fragile, la procedura può non essere efficace!

GMA

Una recente review sulla fragilità del paziente anziano (Gary R: J Cardiovasc Nurs 2012; 27: 120-131)suggerisce l’adozione sistematica della valutazione della fragilità in tutti i pazienti che devono ricevere una procedura interventistica cardiovascolare. Lo stato di “paziente fragile”, infatti, può essere predittivo, in modo indipendente di disabilità, necessità di ospedalizzazione, e mortalità.

Un esempio valga per tutti. Nonostante le evidenze scientifiche dimostrino che la sostituzione della valvola aortica trans-catetere (TAVR) riduca significativamente il rischio assoluto di mortalità, nello studio PARTNER (NEJM 2010; 363: 1597-1607), nel quale l’età media dei pazienti era di 83 anni, il 31% dei pazienti sottoposti TAVR è deceduto entro 1 anno dalla procedura.

L’ipotesi è che lo stato di fragilità, espressione di una aumentata vulnerabilità agli stress, possa essere la causa di outcome clinici non in linea con quanto indicato dalla trialistica.

Nel modello di percorso diagnostico-terapeutico della AOP, di recente pubblicato dalla SIAPAV, lo stato di autosufficienza del paziente, insieme alla potenzialità di guarigione, alle possibilità di protesizzazione e conseguente riabilitazione deambulatoria, e alla possibilità di recupero di una soddisfacente qualità di vita, sono suggeriti come criteri di valutazione per l’indicazione  meno ad un’amputazione primaria.

L’adozione sistematica di un criterio validato che definisca la fragilità del paziente, potrebbe aiutare in questa scelta non sempre facile.

La citata review suggerisce l’adozione del concetto di fragilità, definito da Fried nel 2011 (J Gerontol A Biol Sci Med Sci 2001; 56: M146-M157) come la presenza di 3 o più delle seguenti 5 condizioni cliniche:

  1. perdita di peso non intenzionale
  2. riferita spossatezza
  3. debolezza muscolare
  4. rallentamento della velocità di deambulazione
  5. ridotta attività fisica.

La valutazione della fragilità potrebbe diventare, al pari della frazione di eiezione del ventricolo sinistro o dei valori di creatininemia, un’importante variabile da considerare per individuare i sottogruppi di pazienti anziani che non beneficeranno delle procedure interventistiche ad alto rischio? Il suggerimento è molto pertinente, ma il punto di domanda rimane ancora obbligatorio, anche per le implicazioni bioetiche connesse.

È indispensabile disegnare degli studi ad hoc!

Potrebbe essere una buona idea di ricerca per la nostra società!