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Giu 16

Sreening degli Aneurismi dell’Aorta addominale e fede calcistica

B. Crescenzi

Nonostante la mia fede calcistica sia riposta unicamente nell’azzurro della Nazionale e del Napoli sono stato uno dei pochi nella capitale partenopea a fare il tifo per la “Giuventus” nella bella e sfortunata impresa a Berlino. Sarà che non sono napoletano doc ma originario di Sarno. A proposito di Sarno, qualche anno fa il mio paese fu scelto dalla SICVE tra i Comuni italiani ( uno o due in ogni Regione ) in cui effettuare lo screening degli aneurismi dell’aorta addominale tra la popolazione maschile di età compresa tra i 65 e gli 80 anni ( Un minuto che vale una vita ). Abbiamo sottoposto a controllo più di 1600 uomini al disopra dei 65 anni scoprendo, vado a memoria, circa 80 aneurismi di diametro superiore ai 3 cm; di questi ,sei ( diametro oltre i 5 cm) furono operati ; gli altri sono ancora in follow-up. Nel resto dell’Italia vi furono risultati analoghi. Lo studio purtroppo non ha avuto i risultati sperati per vari motivi non ultimi la scarsa disponibilità dei vertici della Società dopo il biennio a guida ospedaliera di Maurizio Puttini (che fu il maggior promotore). Altri fattori decisivi nel determinare il flop sono stati la scarsità di risorse economiche (il mio collaboratore che si occupò materialmente degli esami eco fu volontario puro ) e l’assenza di interesse dell’opinione pubblica non adeguatamente informata dai media. In effetti le malattie vascolari nell’immaginario collettivo non suscitano quelle emozioni che invece abbondano nei confronti delle patologie oncologiche. Resto convinto tuttavia che si debba fare molto di più da parte delle Società Scientifiche che si occupano a vario titolo di malattie vascolari ( angiologi, chirurghi, radiologi, internisti ma anche medici di medicina generale ).

L’aneurisma dell’aorta addominale ha un’incidenza stimata nella popolazione generale tra il 4 e l’8 %. L’evoluzione naturale è la rottura, evento drammatico che ha una mortalità enorme ( 80-90 % ) considerando anche le morti prima di arrivare in Ospedale; al contrario se viene diagnosticato e trattato prima della rottura le possibilità di successo si avvicinano al 97-98 %. Credo che nel 2015 sia impensabile che possano arrivare in Pronto Soccorso persone con aneurismi rotti o fissurati di 8-10 cm di diametro di cui non sapevano nulla. Ancora più incredibile il fatto che la stragrande maggioranza di questi sono individui ben al di là negli anni, quasi sempre con più fattori di rischio cardio-vascolari. Indubbiamente c’è qualcosa che non va nella filiera della nostra sanità, a cominciare dalla Medicina di Base ma coinvolgendo anche gli specialisti. A tal proposito voglio farvi partecipi del mio stupore e della mia indignazione per quello che ho scoperto in una sessione di un corso di aggiornamento che aveva per tema gli aneurismi: alla mia domanda ai partecipanti (angiologi e medici di medicina generale) se ricercassero sempre, nel corso di una visita o di un esame ecodoppler eseguito in altri distretti, un eventuale aneurisma dell’aorta addominale, su più di cinquanta solo due o tre hanno timidamente alzato la mano. La giustificazione per tale comportamento è stata la mancanza di tempo ma soprattutto questioni burocratiche relative alle richieste ASL.

Al di là, quindi, della questione” screening si- screening no” credo sia necessaria un sensibilizzazione di tutti gli addetti ai lavori nel campo della malattie vascolari su tale problema: il ruolo della diagnosi precoce è fondamentale per evitare decine di vittime ogni anno. Se tutti gli operatori, a partire dai medici di medicina generale, dedicassero un minuto in più durante una visita o un esame ecodoppler su di un paziente con patologie vascolari, se un ecografista internista esplorasse per qualche secondo l’aorta addominale nel corso di un esame per patologie renali o prostatiche o epatiche avremmo sicuramente risultati eccellenti nel ridurre la mortalità per aneurisma.

Credo fermamente che la nostra SIAPAV possa e debba impegnarsi in questa campagna, creando sinergie con le altre Società, organizzando eventi di forte impatto mediatico, coinvolgendo le istituzioni, cercando anche una sana visibilità su televisioni e carta stampata.

Affidandoci a questi strumenti potremmo dire di aver scelto una via italiana e a basso costo per risolvere il problema, come la mia squadra del cuore che , dopo i “rotondi” fallimenti stranieri , si è affidata ad un tecnico italiano che fa delle cose semplici la chiave per il successo.