«

»

Dic 31

ULCERE VASCOLARI

M.M. Di Salvo

C’è necessità di formazione e informazione nella cura della persona con ulcera cutanea e, pertanto, nella continuità della cooperazione tra le Società SIAPAV e AIUC, è stato organizzato il Corso sulle Ulcere Vascolari coordinato da chi scrive, su invito del Presidente Adriana Visonà e del Consiglio Direttivo SIAPAV.

Il vasculopatico, arterioso e venoso, nella fase più grave della malattia ha un’ulcera e questa patologia è trascurata dalle Istituzioni Sanitarie e dal S.S.N. che non garantiscono, a tutte le persone che ne sono affette, strutture adeguate che seguano una strategia diagnostica-terapeutica condotta secondo percorsi e LLGG condivise. In Italia, infatti, sono poche le strutture dedicate alla cura di tale patologia che operano su queste basi in un’ottica multidisciplinare e multiprofessionale assicurando a tutti le persone con ulcere vascolari (UV) un livello di assistenza appropriato e uniforme. Spesso trattamenti incongrui, con un utilizzo irrazionale delle risorse umane, di terapie mediche e chirurgiche inadeguate e terapie topiche spesso fatte con metodi empirici  e medicazioni non adeguate, causano un danno ai vasculopatici non solo con il ritardo della guarigione ma soprattutto mettendoli a grave rischio di amputazioni, di eventi e morti cardio-vascolari. Inoltre, alti sono i costi sociali ed economici che ricadono sulle famiglie e sul SSN.

Ancora oggi, nonostante la dimostrazione di una migliore guarigione in ambiente umido, il concetto introdotto da Winter nel 1962 non è rispettato. Malgrado le indicazioni della medicina basata sulle evidenze, l’elastocompressione non è entrata nell’uso quotidiano nella terapia delle ulcere cutanee. L’inquadramento della patologia di base che ha determinato la comparsa dell’ulcera cutanea, spesso non è neanche ipotizzato o nei migliori dei casi è dato solo per scontato. La terapia medica, efficace nell’abbreviare i tempi di guarigione di un’ulcera, spesso non è associata al trattamento topico nonostante siano numerosi i farmaci utilizzabili proficuamente.

Le problematiche sopra esposte, insieme a altri argomenti, sono state dibattute da relatori, d’indubbio valore delle due Società intervenuti al Corso. Ne è scaturito un vivace dibattito che, sotto l’efficace e sapiente co-moderazione del Prof. Silvio Canonico, ha ribadito la concorde convinzione  di perseguire un percorso comune di razionalizzazione e integrazione che, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, possa assicurare un trattamento integrato tra ospedale e territorio per la cura del vasculopatico con  ulcere. Particolare interesse ha riscosso la relazione di Roberto Cassino che ha presentato la sua esperienza sull’uso delle onde d’urto le quali nelle UV hanno dimostrato di migliorare lo WBP score e di ridurre l’area di lesione, superando ampiamente il coefficiente di healing rate con parziale riduzione del dolore in pressoché tutti i casi trattati. Anologo interesse sui trattamenti innovativi ha riscosso Franco Calcopietro con la stimolazione FREMS. I segnali elettrici biocompatibili, generati da neurostimolatori computerizzati e somministrati attraverso elettrodi transcutanei, sono in grado di interagire con i tessuti biologici. L’azione della stimolazione FREMS si esplicherebbe agendo direttamente sul sistema dei canali ionici trans-membrana, inducendo modificazioni funzionali attraverso la modulazione di fattori di crescita con induzione al rilascio e alla sintesi di VEGF e b-FGF del tessuto endoteliale vascolare,  modulazione della “vasomotion” e del flusso sanguigno attraverso il rilascio  di Ossido Nitrico. Anche a livello neuropatico si avrebbe una riduzione del dolore.

Proprio sul “dolore vascolare” ampiamente sottostimato nell’arteriopatico periferico si è soffermata Ornella Scarpazza, la quale ha affermato che frequentemente si crede che la rivascolarizzazione dell’arto o il trattamento chirurgico della malattia varicosa possano essere risolutivi. Il dolore porta il paziente a un progressivo deterioramento delle condizioni generali (anoressia,  cachessia, insonnia depressione etc.). La valutazione del dolore deve essere eseguita con strumenti adatti al rilievo dell’intensità come le scale del dolore. Tali strumenti consentono di evitare la sottostima del dolore a seguito di un’errata valutazione sia da parte del malato stesso che perde la percezione della sua stessa condizione clinica sia da parte del medico con conseguente terapia non adeguata. La valutazione del dolore deve essere pertanto la prima azione da compiere durante la visita del paziente e deve essere misurato dall’infermiere con la corretta somministrazione delle scale di valutazione. Particolarmente apprezzata la relazione di Chiara Tonello che ha trattato gli aspetti riguardanti le varie tappe di accoglimento del paziente, la sua valutazione olistica, la diagnosi differenziale, gli aspetti infermieristici educativi per la cura primaria e la gestione delle recidive mediante il trattamento dei fattori di rischio acquisiti e modificabili che indirizzeranno il paziente verso uno specifico programma terapeutico personalizzato.

Per la gestione di una persona con problemi vascolari, ha affermato Ornella Forma, la sua educazione è di fondamentale importanza nella prevenzione delle complicanze quali recidive, edemi, dolore e infezioni sistemiche e locali e ciò non può che avvenire con il supporto dei familiari, del care giver e degli operatori sanitari.  L’utilizzo delle medicazioni avanzate ed interattive ha rivoluzionato il modo di trattare le UV: ormai, numerosi lavori in letteratura, hanno dimostrato il vantaggio economico che questi presidi comportano soprattutto in termini di tempo dedicato alle medicazioni poiché queste, se conosciute e ben utilizzate, permettono di ridurre gli accessi ambulatoriali e/o domiciliari.   L’obiettivo, ha continuato la relatrice,  di ogni operatore che si dedica al wound care è creare un ambiente ottimale che favorisca la guarigione della lesione in maniera efficace e nel più breve tempo possibile scegliendo  la medicazione più appropriata alla lesione dopo aver preparato opportunamente il letto della lesione. Di fondamentale importanza e ricordare che non si cura la lesione ma l’uomo e che l’obiettivo primario è  migliorare la sua salute e la sua qualità di vita.

Non potendo riferire su tutte le relazioni non mi resta che ringraziare tutti per il contributo alla buona riuscita del corso e l’ottimo livello delle relazioni: G. Failla (Catania), A. Margarita (Napoli). Crespi G. Nebbioso (Napoli), P. Palumbo (Palermo), F. Campitiello (Napoli), V. Mattaliano (Lucca) F. Calcopietro (Lamezia Terme-Cz), A. Lombardi (Novara), R. Cassino (Torino), B. Ligas (Oristano) O. Forma (Milano), M.L. Lota’ (Cagliari), C. Lunghi, L. Zotta (Castelfranco Veneto-Tv), M.A. Scomparin, O. Scarpazza (Padova), G. Camporese, C. Tonello (Padova).

A tutti loro rivolgo un sentito ringraziamento anche per aver accettato il confronto non solo tra discipline differenti ma anche tra professionalità con ruoli e compiti differenti ma sinergici alla cure delle ulcere vascolari un problema realmente poco conosciuto, eluso e affrontato superficialmente anche da molti professionisti.